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Gelo, vento e wind chill: tutto quello che c’è da sapere sul freddo in montagna

gelo

È meglio fare trekking d’estate o d’inverno? In primavera o in autunno? Meglio coprirsi o non esagerare con pile e piumini mentre si fa attività fisica? Molto, naturalmente, dipende dall’ambiente di provenienza. Ovviamente per un nordico affrontare il caldo torrido sarà uno svantaggio così come il gelo frenerà chi non è abituato alle temperature rigide.

Tutto, però si può gestire al meglio con la giusta conoscenza della materia e con l’equipaggiamento adatto. Bisogna fare poi un ulteriore puntualizzazione: la temperatura percepita in fisica non esiste e quello che noi intendiamo per temperatura percepita dipende da un insieme di fattori quali vento, umidità, ecc.

 

A questo proposito si sente spesso parlare di wind chill. Che cos’è? Un indice di raffreddamento che indica, nello specifico, la sensazione di raffreddamento del corpo umano causata dall’effetto combinato di temperatura e vento. Non dunque in assoluto una situazione ventosa o estremamente fredda, ma la combinazione dei due agenti che, se avversi, possono rendere impossibile una seduta di trekking.

Per spiegare in parole semplici questo concetto bisogna partire dal presupposto che il nostro corpo non percepisce esattamente la temperatura che leggiamo sul termometro bensì è legata alla temperatura della nostra pelle.

vento

È questo il motivo per cui con il giusto equipaggiamento si riescono ad affrontare temperature molto rigide. In caso di vento, però, soprattutto se molte parti della superficie cutanea sono scoperte (da qui l’utilità di indossare per esempio casco e mascherina durante lo sci) la temperatura cutanea diventa più bassa.

Questo perché aumenta la perdita di calore a causa del rimescolamento dell’aria a contatto con la pelle.  Ed è proprio questa specifica e insolita sensazione che il wind chill tenta di misurare. Se la temperatura si aggira attorno ai zero gradi, dunque, c’è un effettivo rischio di congelamento solo in presenza di vento fortissimo in grado di sradicare alberi.

Il rischio di congelamento diventa però alto (bastano 30 minuti) se, a una temperatura di meno 15 gradi centigradi, il vento è moderato o irregolare con raffiche.  Proprio per questo motivo è importante consultare sempre non soltanto il meteo ma anche il wind chill che è un indice molto esplicativo per chi ama l’alta quota. In caso ci siano rischi anche moderati è bene partire ben equipaggiati, con maglie e calze termiche, giacche a vento impermeabili e, soprattutto, protezioni per le estremità.

precipitazioni

Mani, naso, orecchie e mento sono infatti le parte più esposte a un eventuale congelamento con conseguenze molto gravi. In caso di improvvise raffiche di vento è infatti preferibile sempre e comunque prepararsi anche se si ha la sensazione di poter superare il periodo critico. Ripararsi dal vento nella fase più acuta consente infatti anche un’esposizione maggiore al freddo.

Il vero problema è che, solitamente, il vento citato nei bollettini medi è un vento medio, calcolato in base ai momenti di massima e di minima. Ma sono proprio le raffiche ad essere più pericolose per il congelamento. In caso di vento è dunque bene tenersi lontano da creste, selle e passi dove l’intensità delle raffiche può persino raddoppiare.

Quanto all’abbigliamento quello ideale è quello in cui si suda il meno possibile senza avvertire disagio per il freddo.

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